Sono il responsabile delle Risorse Umane, o per dirla all’inglese, HR Manager, dell’azienda per cui lavoro, e devo programmare il percorso formativo dei miei collaboratori: come lo faccio? È da questo dilemma che si aprono molteplici scenari e possibilità.

Con la presenza di tecnologie sempre più evolute, l’aula di formazione non è più intesa solo come spazio fisico, ma come spazio virtuale, che azzera le distanze geografiche. D’altronde è proprio questo il beneficio primario dell’e-learning: raggiungere, e formare, in uno stesso istante, molte persone lontane tra loro. Ma c’è anche un rovescio della medaglia: l’e-learning non permette l’interazione fisica tra i partecipanti. Questo potrebbe essere un forte limite, specialmente se il contenuto riguarda l’acquisizione di capacità o competenze.

Alcuni dati

Secondo l’inchiesta riportata dalla rivista Persone & Conoscenze uscita nel mese di novembre 2019, su un campione di circa 100 aziende appartenenti al Network ESTE, il 61% ha dichiarato di utilizzare l’e-learning per la formazione obbligatoria; il 16% se ne serve per lezioni di lingua; infine, il 23% preferisce l’online per la formazione comportamentale o sulle soft skill.

Questo è un dato significativo e su cui bisognerebbe mantenere forse una linea comune: ove possibile, nulla rende di più quanto il contatto “umano” tra le persone, specie se si tratta di capacità.

I laboratori esperienziali di Edulife

Noi di Edulife S.p.A. insieme alla nostra Fondazione, facciamo nostra questa linea e la applichiamo con i laboratori esperienziali che realizziamo al 311 Verona. Focalizzati sullo sviluppo di capacità e progetti di realtà, sono mirati al raggiungimento di un nuovo livello di consapevolezza e costituiscono uno step successivo rispetto alla competenza trasversale.

Ringraziamo Manuela Gatti, l’autrice dell’articolo di Persone & Conoscenze da cui abbiamo tratto ispirazione.